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Pdl: niente era, e niente ritornerà

Domenica Gianfranco Fini ha fatto un solo vero errore: quando si è detto vittima di una lapidazione islamica. Che è una metafora azzardata in queste ore, una di quelle figure retoriche di cui i politici abusano senza rendersi conto di quanto stridano con certe micidiali realtà. A parte l’improprio richiamo a Sakineh, il discorso di Mirabello è stato perfetto anche nella sua sostanziale ipocrisia, quella disponibilità a sostenere il governo da parte di chi – come diciamo da mesi – è il peggior nemico che Berlusconi abbia mai avuto, l’unico a questo punto platealmente determinato non solo a sconfiggerlo politicamente, ma a umiliarlo personalmente, a smontarne il carisma, a macchiarne l’immagine. Capita così, quando uno scontro fratricida non ha come posta in palio la prevalenza momentanea di uno schieramento sull’altro, ma la sostituzione di un leader e di un progetto all’interno del medesimo schieramento.
Chi per mesi predicava o prevedeva la riappacificazione non coglieva il punto essenziale: la destra di Berlusconi e quella di Fini non possono coesistere, non solo dentro lo stesso partito ma dentro la stessa scena politica.
I prossimi tempi saranno segnati da una lotta che avrà un solo sopravvissuto: una sola destra rimarrà in piedi, oltre alla Lega.
E quella che oggi ancora si chiama Pdl non parte favorita, per il motivo banale che non corrisponde ad alcun progetto che possa ormai essere realizzato.
Saranno sempre di più coloro che nel Pdl se ne renderanno conto, come Bossi e Tremonti e anche Giuliano Ferrara hanno già fatto. L’ultimo bastione di Berlusconi è il salvacondotto personale e la tutela dei beni. Non c’è Quirinale, non c’è riforma della Costituzione, non c’è apoteosi di alcun tipo all’orizzonte, e neppure l’obiettivo minimo di durare al governo (per continuare a chiamarlo così). Per qualsiasi disegno berlusconiano manca la forza parlamentare, verrebbe a mancare ulteriormente nel momento stesso in cui il presidente del consiglio annunciasse le dimissioni, non ne verrà mai a sufficienza da elezioni anticipate anche se le convocassero, ridicolmente, a dicembre.
Gli animal spirits della politica, dentro e intorno ai Palazzi, queste cose le annusano, le capiscono prima che gli eventi si consumino.
Al Pdl rimarrebbe una sola via di riscossa, talmente paradossale da risultare impraticabile: il passaggio di testimone. Cioè nel gesto che un Berlusconi che non fosse davvero Berlusconi avrebbe dovuto meditare e annunciare tanto tempo fa, quando aveva ancora intorno a sé l’intera Casa delle libertà, Casini compreso.
Quella sarebbe stata l’apoteosi, da lì sarebbe nato un centrodestra formidabile, quasi imbattibile, e la rivoluzione berlusconiana sarebbe diventata costituzione, cambiamento reale, storia.
Non è accaduto, non poteva accadere, non accadrà. Berlusconi non concepisce un dopo- Berlusconi, e chiunque dei suoi abbia meno di 70 anni sta ora considerando questo abisso davanti a sé.
Dal niente il Cavaliere ha creato la propria creatura, e nel niente la lascerà. 

Pubblicato il 7/9/2010 alle 17.42 nella rubrica Politica.

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