Azzardiamo un pronostico: non ce la fanno a far fuori Fini. Come
già invariabilmente in tutte le occasioni in cui i falchi alla Vittorio
Feltri e alla Maurizio Belpietro hanno dettato la linea del
centrodestra, anche stavolta lo condurranno in un vicolo cieco.
Non
lo scriviamo perché pensiamo che Fini sia immacolato, anzi, né tanto
meno per simpatia politica verso il capo dei dissidenti: Europa è
stato forse l’unico organo di stampa di area democratica a ripetere
spesso che l’avventura finiana (e casiniana) va intesa come pericolosa
concorrenza del Pd, non come sua disinteressata alleanza.
Il problema è che Berlusconi, sorretto dai laudatores
alla Stracquadanio e dai sicari a mezzo stampa, ha negli anni abituato
gli elettori del Pdl a standard di etica pubblica e privata talmente
bassi, da renderli insensibili alle campagne moralizzatrici. Non bisogna
farsi fuorviare dalle sottoscrizioni del Giornale: fossero anche
vere, e diventassero anche centinaia di migliaia, le firme di Feltri
raggiungeranno il medesimo effetto degli appelli di Repubblica contro Berlusconi.
Zero.
Del
resto, sono loro di destra che per anni ci hanno spiegato con sorrisini
di compiacenza che i giornali in Italia non li legge nessuno, che i
direttori non hanno il polso del paese reale, che l’italiano medio non
si informa e comunque non si scandalizza facilmente.
Questa
circostanza è particolarmente vera per l’Italia di centrodestra, e dopo
aver a lungo favorito Berlusconi, ora può favorire il suo peggior
nemico.
Paradossalmente, ma non tanto, lo scandalo Tulliani colpisce
più nell’opinione pubblica di sinistra, fra coloro che pensavano o
speravano in un Fini decisivo per liberarsi di Berlusconi: si
preoccupano, ora, senza però considerare che i loro dirimpettai di
destra hanno molto più pelo sullo stomaco.
Su Europa troverete
in questi giorni analisi interessanti su come la secessione finiana,
per di più incattivita dall’attacco in corso, si stia estendendo in
Puglia, Sicilia, Campania, presto nel Lazio, in genere nel Centro Sud.
Sono eletti e amministratori locali che si spostano, per affinità
antiche e per più attuali calcoli di convenienza sul dopo-Berlusconi.
Non si faranno frenare dalle storie su cognati arrivisti. Anche perché
loro ne hanno migliaia, di cognati così.
Pubblicato il 11/8/2010 alle 17.50 nella rubrica Giornali.