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Consigli inutili da giornali illustri

Siamo tutti d’accordo: Berlusconi è un populista inabile a governare, Fini ha dei parenti impresentabili e s’è messo a capo di un’armata Brancaleone, il Pd ha dei leader col carisma di un tonno. La classe politica è quella che è, dei suoi livelli inferiori non parliamo per carità di patria.
Non è però che i grandi giornali, così giustamente severi con la politica e preoccupati per i destini del paese, si stiano sforzando granché per dare una mano. Prendiamo solo gli ultimi solenni editoriali dei tre maggiori quotidiani d’informazione: nessuno di loro brilla per illuminanti e risolutivi consigli ai disorientati politici.
Ferruccio de Bortoli non ha difficoltà a respingere nel nome del bene collettivo sia il pericolo del voto anticipato al buio, che l’ardua strada di un esecutivo tecnico o di transizione. Sarà però rimasto insoddisfatto anche lui – come noi, forse anche come Berlusconi – quando per esclusioni successive ha finito per indicare come unica soluzione della crisi un ambizioso rilancio del programma di governo previo nuovo alto accordo nel centrodestra: molto responsabile come posizione, ma non esattamente lo scenario più a portata di mano, a meno che de Bortoli e il Corriere non abbiano bacchette magiche da regalare.
Altrettanto si potrebbe dire per Ilvo Diamanti.
Repubblica è specializzata nell’individuare e denunciare le debolezze del Pd (per la serie: ti piace vincere facile), ma quanto a consigli illuminanti non è formidabile neanche lei. Così ieri, dopo aver messo in fila tutte le ben note aporie democratiche e aver previsto elezioni a breve, Diamanti si ritrova di fronte al medesimo busillis di Bersani: come si fa a battere Berlusconi? Non è così difficile, credete a Repubblica: basta mettere tutti insieme dall’estrema sinistra all’Udc e poi scegliere un leader con le primarie fra Bersani medesimo, Vendola, Casini, Tabacci, Rutelli, Di Pietro, Letta, Chiamparino e possibilmente qualcun altro. Elementare, no? Bisogna essere stupidi a non averci pensato prima.
Stupidi oppure colpevoli, come sentenziava domenica sulla Stampa Barbara Spinelli.
Qui siamo davvero al paradosso. Illimitata libertà di pensiero ma utilità zero.
Figurarsi che per la Spinelli il problema italiano (e la colpa storica della sinistra) sarebbe che di Berlusconi non sono stati a sufficienza denunciati il disprezzo delle leggi, il controllo sulle tv, il conflitto d’interessi, le collusioni sospette, la dubbia moralità personale.
Apparentemente ignara che in Italia non si parli d’altro da sedici anni (essendo stati fondati sulla questione partiti, giornali, movimenti d’opinione, e svoltesi cinque campagne elettorali e alcune dozzine di oceaniche manifestazioni di popolo), la Spinelli pensa che, per inconfessabili motivi, non se ne sia parlato ancora abbastanza. E questa è l’esortazione che dalla Stampa rivolge agli ignavi dell’opposizione: svelate agli italiani i segreti su Berlusconi, sì che capiscano, si illuminino, si ravvedano. Ma insomma, che ci vuole?
Portiamo molto rispetto per de Bortoli, Diamanti, Spinelli. Ora però, come Berlusconi e Bersani anche se per motivi molto diversi dai loro, cominciamo ad avere qualche dubbio che la grande stampa indipendente possa aiutare l’Italia a uscire dai guai in cui si è cacciata.

Pubblicato il 10/8/2010 alle 17.47 nella rubrica Giornali.

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