Dopo essersi molto coperto con la abusata scusa dei debiti ereditati dagli altri, adesso Gianni Alemanno comincia a pagare i debiti direttamente contratti da lui. E da Renata Polverini, bisogna aggiungere, perché l’aumento secco delle tariffe dei taxi a Roma è un impegno preso con la più accanita delle corporazioni amiche proprio alla vigilia delle elezioni regionali, e in funzione di esse. Chiusi in un parcheggio sotterraneo, il sindaco, la candidata e i capi dei tassisti romani rinnovarono sulla pelle dei cittadini il proprio patto. Oggi Alemanno deve onorarlo. Con quale impatto sulla mobilità romana (già disastrata da dissennate politiche di apertura al traffico privato) è facile immaginare.
«All politics is local», diceva il vecchio democratico americano Tip O’Neill. L’esempio di Roma – una delle capitali della crisi del Pd, dopo esserne stata la culla – è utile per capire quanto potrebbe essere facile ricostruire dal basso la rivincita sulla destra. Il governo Pdl di Roma e del Lazio è già allo sfascio: troppo scarso il suo ceto politico. Una sola manifestazione dell’opposizione davanti al Campidoglio è stata subito un successo. Eppure il Pd, come partito, non riesce a ritrovare fiducia in se stesso, tanto meno a suscitarne in una città più disillusa di quanto proverbialmente sia.
Le cronache delle ultime discussioni sugli organigrammi democratici locali (ripetiamo, qui Roma è presa solo come sempio, ci sono sparsi in Italia casi anche più deprimenti) confermano l’impressione di un partito molto chiuso in se stesso, ossessionato dalle proprie dinamiche interne attuali o anche remote. Un partito che in attesa di ricostruire le proprie catene di comando interne sta concedendo troppo tempo e troppo spazio a una destra in evidente crisi di ossigeno.
C’è un nesso, fra questa situazione, moltiplicata per tante situazioni locali, e la linea nazionale del Pd. Qui dovrebbe ormai essere chiaro che ci sono alcuni possibili strumenti di rivincita su Berlusconi che non funzionano. Il primo è scommettere sulla rottura interna del centrodestra: che c’è, e potrebbe anche condurre prima o poi a una autentica crisi politica e magari di governo, ma senza che il centrosinistra ne possa raccogliere il frutto. Per parafrasare Bersani, più facile che la mela Berlusconi cada in un altro cesto di destra, che in quello del segretario democratico.
Non funziona poi l’idea del “grande centrosinistra”: anche se il Pd fa finta di niente, la sommatoria di tutti gli oppositori di Berlusconi appare adesso ancora più improbabile e indesiderabile della fu Unione. Ed è tutto dire.
Infine dovrebbe essere definitivamente chiaro dove conduce la scorciatoia dell’opposizione mediatica (sia detto nel giorno dell’ennesima sceneggiata santoriana): da nessuna parte. Audience e consenso elettorale, semmai qualcuno avesse pensato il contrario, sono due concetti perfino in contraddizione fra loro.
Eccoci allora tornati in città. «All polics is local», appunto. In fondo il Bersani delle primarie l’aveva anche promesso, con tutti quei discorsi sul ritorno al territorio. Che però si riduce, alla fine, al tentativo di resuscitare nei circoli del Pd lo spirito delle antiche sezioni di partito. Impresa meritoria, ma destinata a risultati modestissimi, come già si vede.
Nei paesi anglosassoni, che hanno certo una struttura sociale diversa dalla nostra, la politica locale (progressista e non solo) cerca di rivitalizzarsi del community organising: in Italia la chiameremmo militanza nel sociale, ripartire dall’esperienza e dalla domanda individuale del singolo simpatizzante, per aggregare intorno a lui una comunità di suoi simili. E questo è il partito, non un suo braccio o una sua struttura collaterale, associativa o sindacale. Su queste communities Obama ha edificato la sua macchina di consensi. Come leggete oggi su Europa dal racconto di Lazzaro Pietragnoli, da qui riparte David Miliband, cioè l’erede più promettente del blairismo in rottura secca col New Labour verticista e accentratore degli spin doctors. Bizzarro, per partiti ai quali si guardava una volta dall’Italia col senso di superiorità di chi ha una larga base militante permanente: non provano a recuperarla, provano a reinventarla. Dovremmo essere bravi a inventare anche qui.
Pubblicato il 7/6/2010 alle 23.15 nella rubrica Diario.