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Che esagerazione intorno ai talk show
I passacarte che rappresentano il centrodestra nel consiglio d’amministrazione Rai hanno guadagnato ieri la pagnotta scaricando sul parlamento la colpa dell’oscuramento dei talk show televisivi nel mese elettorale. Basterebbe l’umiliazione alla quale loro e il loro direttore generale si sottopongono volontariamente, senza bisogno di aggiungere commenti. Neanche le aziende di stato sovietiche erano così supine ai voleri governativi, anzi almeno laggiù in nome dell’emulazione socialista si cercava di produrre di più, non di cancellare le proprie produzioni.
Un altro tassello si va ad aggiungere a questo straordinario caso-Italia, ormai di studio nel mondo. L’unico paese democratico nel quale non si sia capaci di presentarsi alle elezioni e vengano proibiti i dibattiti politici nel momento di massima attenzione popolare.
Detto questo, appare eccessiva l’enfasi da crociata che si è alzata intorno ai conduttori messi a tacere dalla Rai. La vicenda è ridicola, grottesca, anche grave. Ma piangere sulla democrazia compromessa e sulle libertà fondamentali conculcate vuol dire assegnare a Vespa, Santoro, Floris e Paragone un carico troppo pesante anche per le loro solide spalle.
Con quel che succede in Italia, e quel che passa l’informazione tv, non saranno venti giorni senza
Ballarò
a farci precipitare nella barbarie, né del resto venti giorni di
Ballarò
(o
Porta a porta
, o
Annozero
) hanno fin qui salvato la sostanza o la forma della nostra democrazia.
Il culto della personalità intorno ai conduttori televisivi, di cui la carta stampata è grandemente corresponsabile, è rischioso perché sposta l’attenzione rispetto ai doveri generali del servizio pubblico tv. Che è di qualità bassa non solo per responsabilità dei passacarte di viale Mazzini, ma anche perché l’autostima e l’orgoglio professionale dei giornalisti sono sempre o troppo bassi, o troppo alti.
Ps. Si potrebbe pensare che questa posizione di
Europa
sia influenzata dal fatto che quando una vera lesione democratica era in corso e decine di giornali rischiavano la chiusura definitiva per un diktat governativo, non una sola parola sul tema è stata spesa dai conduttori-angeli della libertà, né dai loro ospiti. Beh, chi lo pensasse avrebbe qualche ragione.
(da Europa)
Pubblicato il 2/3/2010 alle 23.54 nella rubrica Showbiz.
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