I numeri sono provvisori ma il senso politico è definitivo. In Abruzzo si consuma un piccolo 14 aprile, con la differenza importante che il Pd non riesce a tenere le posizioni e che l'alleato ostile questo ircocervo che i democratici si sono messi in casa lucra moltissimo sul vantaggio di aver espresso il candidato della coalizione, e sulla crisi di un Pd messo spalle al muro dalla questione morale. La vittoria della destra in Abruzzo era fuori discussione e, a parte la scarsa levatura del candidato, è perfino meritata. Spiace per gli abruzzesi, vittime degli orrori del centrosinistra e della mediocrità del centrodestra: meritano governi migliori di quelli che hanno avuto e che avranno. Ieri non avevano altro modo per dichiarare la propria desolazione che rifiutarsi di andare alle urne: è quello che hanno fatto. Se i sondaggi che corrono sono giusti, come loro la pensano molti italiani. Ora Veltroni dev'essere conseguente con la lezione appresa: continuare a trascinare l¹alleanza con Di Pietro, a ogni livello, è per il Pd un puro suicidio. Come hanno capito tutti coloro che nel tempo si sono illusi di addomesticare l¹ex pm e ce ne sono di illustri e di abili: da D'Alema a Rutelli, da Parisi a Prodi Di Pietro ha come unica stella polare se stesso, come unica fedeltà quella alla propria avventura. Chi ne dubitasse, può verificare i suoi primi commenti alla sconfitta abruzzese, che pure è tanto sua quanto del Pd, se non di più: figurarsi, l'avanzata in voti di lista è per Di Pietro una vittoria smagliante. Non c'è da stupirsi, ma da trarre le conseguenze. Troppe volte questa alleanza è stata dichiarata sciolta ma la si è tenuta in piedi per paura che Di Pietro da solo possa fare al Pd ancora più male. In realtà, farlo crescere all¹ombra della copertura democratica è un insulto alla cultura politica del Pd, non gli evita rovesci come quello di ieri ed equivale a compromettere le sue chances per il futuro. Non si vede quale prezzo più alto ci sia rispetto a quello che il Pd sta già pagando da mesi. Veltroni lo sa, perché in questa storia è in discussione anche la forza della sua leadership. (da Europa)