Il ritorno del tirare a campare
Altro che tigri di carta, come diceva il presidente Mao. E chissà
dove ha messo lo spadone con cui battezza i cavalieri celtici, il Bossi
che esce dal summit con Berlusconi: più doroteo dei dorotei, il capo
leghista comunica che «si va avanti così». Che «per adesso non si fa
nulla ». Che elezioni «non se ne parla». E che nessuno sarà chiamato in
soccorso della maggioranza, perché l’ex tonitruante presidente del
consiglio preferisce provare a ricucire, a rimediare, a recuperare,
magari a ricomprare qualcuno dei parlamentari che hanno abbandonato il
Pdl.
I capi della destra sono così: un giorno rodomonti, il giorno dopo con la coda fra le gambe.
Un giorno minacciano sfracelli elettorali, il giorno dopo rifanno i conti e decidono che alle urne si rischia troppo.
Soprattutto,
in quel paradiso dell’amore che era il centrodestra nessuno si fida più
dell’amico fraterno. Berlusconi vede nemici dappertutto: non fa in
tempo a riabilitare Casini che già Tremonti gli appare come un nuovo
congiurato, e le elezioni anticipate il peggiore degli agguati. La
logica politica si smarrisce nei meandri dei calcoli, delle paure e
delle passioni di un Pdl che in pubblico s’è dato opinion leader come
Santanchè e Stracquadanio, ma nella sostanza si affida agli adagi della
Prima repubblica: finché la barca va… Alla fine, tante complicazioni si
riassumono in un concetto banale: nessuno di coloro, a cominciare da
Casini e Fini, che si sono imbarcati nella missione di far cadere
Berlusconi può più permettersi di fermarsi, né tanto meno di tornare
indietro. E siccome non hanno fretta, il loro ideale è proprio il
“tirare a campare” uscito come linea berlusconiana dal summit di ieri.
Del
resto, a parte la fondazione di Forza Italia e il predellino (cioè
forzature fatte in casa propria), Berlusconi non ha mai una sola volta
compiuto un autentico azzardo politico.
Al di là della mitologia sul
Cavaliere coraggioso, la verità è che l’uomo non ama il rischio se non è
sicuro di vincere facile. Non diciamo un codardo, ma insomma.
Quanto
a Bossi, che ieri ha accettato di fare melina, può essere scambiato per
un leader invincibile solo da una sinistra che abbia paura della
propria ombra.