E alla fine a destra rimarrà solo la Lega
Berlusconi, trascinato e interpretato dai più estremisti e avventati dei
suoi seguaci, ha puntualmente commesso l’errore più grave che un
presidente del consiglio sulla soglia di una crisi di governo possa
commettere: s’è messo gravemente contro il capo dello stato. La ragione è
sempre quella, l’incapacità di concepire e di gestire un sistema di
poteri indipendenti gli uni dagli altri. Il luogo è il medesimo: le
deliranti pagine del Giornale di Feltri, sicuramente l’uomo che
perderà Berlusconi sopravvivendogli felice e arricchito. Infine, anche
la conseguenza è sempre la stessa: la forza del populismo berlusconiano
si insabbia in una debolezza politica e istituzionale che sconfina con
l’impotenza.
Bossi non fa più errori di questo tipo. Mostrandosi più
abile del suo alleato, è da anni che si tiene alla larga da polemiche
dirette col Quirinale. Eppure guida un partito che ha ancora nel proprio
statuto la più anticostituzionale ed eversiva delle ragioni sociali: la
divisione del paese.
Il diverso spessore politico e la maggiore
abilità del leader leghista sono altri due mattoni che vanno a
consolidare un’impressione che Europa ha maturato da tempo: nel
crepuscolo berlusconiano ci sono tutti i segni dell’affermarsi della
Lega come il grande contenitore che al Centro Nord assorbirà il grosso
dell’eredità elettorale del Pdl. È un fenomeno già in atto. Bossi è
sostanzialmente fermo sulla scena politica. Ponte di Legno non è stato
certo un raduno di massa, come non lo fu Pontida due mesi fa. Ai milioni
di padani pronti a scendere in piazza per difendere il governo non
crede neanche la trota. A livello di governo, i leghisti non si
aspettano nulla più di quanto hanno già incassato. Eppure, flussi
elettorali imponenti escono dal Pdl al Nord, si soffermano
nell’incertezza e nell’astensione e infine si orientano in massima parte
sulla Lega. Non più nel tradizionale ruolo di voto di parcheggio, ma
come destinazione stabile.
È un tema che dovrebbe interessare tutti, a
cominciare dai berlusconiani: ce ne sarà pure qualcuno che, anche solo
per motivi anagrafici, si interroghi sul destino proprio e del
centrodestra oltre Berlusconi. Nell’apparente velleità delle sue mosse,
almeno Fini si è preparato un futuro non da militante o satellite del
Carroccio.