Arriva il nuovo centrodestra, per il Pd aumenta la concorrenza
Bersani saluta con favore la nascita del quadrilatero
Fini-Casini-Rutelli-Lombardo, e fa bene: la situazione politica evolve
con enorme e imprevedibile rapidità, sicuramente non in favore di
Berlusconi. Neanche il democratico più ottimista avrebbe sperato, due
anni fa, di ritrovarsi oggi a contemplare lo squagliamento dello
schieramento avversario che aveva stravinto. Dopo di che, in questo
passaggio c’è anche motivo di preoccupazione per il Pd. Gli eventuali
sommovimenti interni ne sono solo la conseguenza. Il punto è sempre il
solito, la risposta alla famosa sfida lanciata dallo stesso Bersani ai
tempi delle primarie: chi sarà il più bravo a far cadere Berlusconi?
Fatte
salve le prerogative istituzionali di Napolitano, la chiave politica
della legislatura in questo momento è nelle mani di Bossi da una parte, e
dall’altra parte di questo terzo polo che non vorrebbe chiamarsi così
ma già si muove e agisce approfittando dei vantaggi tipici delle terze
forze. È un paradosso abbastanza tipico. Il Pd di Bersani e D’Alema
auspicava esattamente un evento di questo tipo, la nascita di un nuovo
aggregato moderato, per dare sostanza alla strategia di una più ampia
alleanza fra sinistra e centro. Ora che l’evento pare realizzarsi, se ne
vedono meglio oltre ai vantaggi anche i pericoli. Che si riassumono in
uno: il quadrilatero molto prima di essere un alleato del Pd
(possibilità tutta da verificare), è un suo concorrente. E se
Fini-Casini- Rutelli-Lombardo dovessero davvero essere gli agenti della
caduta di Berlusconi, a parte la vendemmia leghista che al Nord è già in
corso, il cesto più vicino a raccogliere la mela sarebbe il loro:
inedita forza che potremmo chiamare in ogni modo, ma non di
centrosinistra, né alleata naturale del Pd.
Non bisogna saltare
troppi passaggi. Oggi a palazzo Chigi c’è ancora Berlusconi e anche solo
ragionare su un governo tecnico tremontiano sembra un azzardo
fantapolitico. Ma come s’è visto i tempi di questa crisi sono rapidi. Il
Pd già s’è fatto fin troppo spiazzare dagli eventi. Dovrebbe decidere
fin d’ora qual è l’assetto politico e istituzionale (legge elettorale
inclusa) sul quale puntare, se non vuole che nella terra promessa di
un’Italia post-berlusconiana i posti migliori se li aggiudichi qualcun
altro.