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Politica
4 agosto 2010
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Arriva il nuovo centrodestra, per il Pd aumenta la concorrenza
Bersani saluta con favore la nascita del quadrilatero Fini-Casini-Rutelli-Lombardo, e fa bene: la situazione politica evolve con enorme e imprevedibile rapidità, sicuramente non in favore di Berlusconi. Neanche il democratico più ottimista avrebbe sperato, due anni fa, di ritrovarsi oggi a contemplare lo squagliamento dello schieramento avversario che aveva stravinto. Dopo di che, in questo passaggio c’è anche motivo di preoccupazione per il Pd. Gli eventuali sommovimenti interni ne sono solo la conseguenza. Il punto è sempre il solito, la risposta alla famosa sfida lanciata dallo stesso Bersani ai tempi delle primarie: chi sarà il più bravo a far cadere Berlusconi?
Fatte salve le prerogative istituzionali di Napolitano, la chiave politica della legislatura in questo momento è nelle mani di Bossi da una parte, e dall’altra parte di questo terzo polo che non vorrebbe chiamarsi così ma già si muove e agisce approfittando dei vantaggi tipici delle terze forze. È un paradosso abbastanza tipico. Il Pd di Bersani e D’Alema auspicava esattamente un evento di questo tipo, la nascita di un nuovo aggregato moderato, per dare sostanza alla strategia di una più ampia alleanza fra sinistra e centro. Ora che l’evento pare realizzarsi, se ne vedono meglio oltre ai vantaggi anche i pericoli. Che si riassumono in uno: il quadrilatero molto prima di essere un alleato del Pd (possibilità tutta da verificare), è un suo concorrente. E se Fini-Casini- Rutelli-Lombardo dovessero davvero essere gli agenti della caduta di Berlusconi, a parte la vendemmia leghista che al Nord è già in corso, il cesto più vicino a raccogliere la mela sarebbe il loro: inedita forza che potremmo chiamare in ogni modo, ma non di centrosinistra, né alleata naturale del Pd.
Non bisogna saltare troppi passaggi. Oggi a palazzo Chigi c’è ancora Berlusconi e anche solo ragionare su un governo tecnico tremontiano sembra un azzardo fantapolitico. Ma come s’è visto i tempi di questa crisi sono rapidi. Il Pd già s’è fatto fin troppo spiazzare dagli eventi. Dovrebbe decidere fin d’ora qual è l’assetto politico e istituzionale (legge elettorale inclusa) sul quale puntare, se non vuole che nella terra promessa di un’Italia post-berlusconiana i posti migliori se li aggiudichi qualcun altro.
permalink | inviato da stefano menichini il 4/8/2010 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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