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Giornali
25 maggio 2010
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Il miracolo della moltiplicazione dei direttori
Qualche giorno fa Silvio Berlusconi si lamentava con i ministri per gli errori di comunicazione compiuti in questi giorni di vigilia di manovra.
Complimenti, perché da quando il presidente del consiglio ha cercato di rimettere dritta la barra, la situazione è degenerata, e il messaggio al paese da preoccupante s’è fatto catastrofico. Da oggi la sigla delle misure economiche non potrà che essere quella proposta da Gianni Letta: «Duri sacrifici per evitare di finire come la Grecia». Pazzesco, solo rammentando che lo spettro greco era sempre stato escluso per l’Italia; che l’idea stessa di una manovra per il 2010 era stata per molto tempo smentita; e che Berlusconi s’era raccomandato di non presentarsi col volto corrucciato di un governo in ansia.
Simili incidenti non si verificano a caso, sono lo specchio di uno scollamento che appare irrimediabile. Di nuovo, è plateale l’assenza di una guida politica al vertice del centrodestra.
Ciò che accade sulle intercettazioni ne è la conferma. Col paese messo davanti a «duri sacrifici», i senatori del centrodestra si ritrovano irregimentati a difesa di una legge che presto sarà senza padri né madri, e che prima ancora del primo voto ha già realizzato il miracolo di riunificare all’opposizione la totalità della stampa nazionale: mai successo. 

In tanti anni di giornalismo non s’era mai vista una manifestazione come quella organizzata ieri in fretta e furia dalla Fnsi, in ponte tra Roma e Milano. Non esageriamo il potere di condizionamento dell’opinione pubblica da parte dei direttori di giornale, però non sottostimiamo il valore simbolico di un evento del genere, se non altro agli occhi del coté politico, soprattutto quello del centrodestra. Un conto è battersi per le leggi ad personam avendo contro solamente la stampa d’opposizione e qualche commentatore indipendente. Tutt’altra storia è sentirsi schiacciati nel ruolo di difensori della Casta, con forti venature liberticide, dalla lettura dell’intero arco dell’informazione nazionale e locale, stampata e radiotelevisiva, indipendente e d’opinione, grande e piccola, di sinistra e di destra, con poche eccezioni e con la sola (ancorché macroscopica) copertura delle testate Mediaset e del Tg1 di Minzolini.
È normale, per un parlamentare della destra, chiedersi a questo punto: «Chi me lo fa fare?». Soprattutto se sull’efficacia della legge che sta ora in senato emergono dubbi fortissimi da parte degli stessi che l’hanno proposta e fin qui difesa.
Ieri Europa ha raccolto negli ambienti della maggioranza la convinzione diffusa che neanche la battaglia per proibire le intercettazioni telefoniche – come tante altre in questa legislatura – andrà in porto. Il prezzo politico e d’immagine s’è fatto salato. La contropartita esile. E il risultato finale, per quanto il parlamento possa essere blindato (e non può esserlo mai del tutto, almeno non alla camera), non è affatto garantito. Rimane ancora l’incognita del parere del capo dello stato, che fin qui osserva gli accadimenti ma certo si sarà fatto un’opinione sull’impatto delle norme: anche da questo punto di vista avranno avuto un bel peso l’iniziativa dei direttori di giornale e l’appello di oggi.
Tutto questo, ovviamente, appesantito dalla contemporanea drammatica vicenda della manovra economica: una operazione che già sarebbe stata politicamente difficile, ma ora sta diventando disastrosa dal punto di vista che Berlusconi è solito curare di più. Cioè quello della propria immagine.
L’accavallarsi di questi ultimi giorni – notizie, mezze notizie, smentite e conferme – massimizza il danno. Gli italiani hanno ricevuto informazioni contrastanti ma in genere tutte brutte. C’era una possibile arma propagandistica da impiegare – condire la ciccia dei tagli con qualche misura, diciamo così, anti-Casta – ma neanche questa è stata adoperata con la perizia consueta.
Oggi avremo (forse) il quadro completo delle misure, frutto del braccio di ferro fra Tremonti e i ministri, e fra Tremonti e il premier. Andranno valutate con attenzione. Ma il pasticcio di cui sono frutto fa già dubitare che avremo un bis di questo spettacolo. Non sappiamo se Tremonti ha esaurito la vena creativa. Sicuramente Berlusconi ha esaurito la scorta dei miracoli, a parte quelli che realizza contro se stesso.

permalink | inviato da stefano menichini il 25/5/2010 alle 8:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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