.


Politica
25 settembre 2009
stampa Versione per la stampa
Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag.
Il Pd che si mette nei guai da solo
Ma come si fa? Il clima intorno ai temi bioetici cambia totalmente. Si aprono esplicite e profonde contraddizioni in quel centrodestra che sembrava una caserma. Il parlamento torna ad essere – alla camera – un luogo dove si può fare politica e si possono anche fare leggi decenti. E il Partito democratico che ti tira fuori? Quarantott’ore di follia intorno a una vicenda a questo punto marginale – un’indagine parlamentare sulla Ru486 – che scaraventa l’intero gruppo dirigente indietro di mesi, anzi di anni, in una polemica gratuita, superata dagli eventi e dalle evoluzioni dello stesso Pd.
Che paurosa esibizione di inadeguatezza collettiva. Chi causa gli incidenti. Chi non li sa governare nel partito. Chi non li sa governare in parlamento. Chi ne approfitta per rafforzarsi nel congresso. Chi li sfrutta per dipingersi come un martire. Due giorni di delirio appesi ai giornali, poi tutto rientra.
Non c’è da stupirsi, se chi lavora alla fuoriuscita dal berlusconismo non faccia molto affidamento sul Pd, o lo consideri al massimo un portatore d’acqua. Così andrà a finire nella migliore delle ipotesi, cioè se qualcuno si incaricherà davvero di rompere lo stallo del sistema politico. Ripensandoci, sono ben coraggiosi i finiani che interloquiscono con i democratici su vari temi, in parlamento e nelle Fondazioni: chissà quali sorprese è capace di riservare loro, l’imprevedibile Pd.
In una situazione nella quale il luogo interessante della politica sembra essere fuori dal partito, non dentro, le spinte centrifughe, per quanto non condivisibili, appaiono comprensibili. Se ne farà travolgere anche Francesco Rutelli, come si dice e si scrive dappertutto?
Nel libro che Rutelli presenterà il prossimo martedì 29 (La svolta. Lettera a un partito mai nato) di una simile decisione non c’è traccia. Anche se si mettono a confronto il progetto originario e la sua realizzazione, fin dalla gestione Veltroni, traendone un giudizio decisamente negativo.

La valutazione discende da molti fattori incrociati fra loro: di vita di partito e di esperienza di governo, di vicende finite male e di personaggi che hanno deluso. Il libro è denso ma, visto che Rutelli è un politico in attività, i giudizi sulle ricadute politiche finali e quelli sulle persone rimangono sospesi. A Veltroni, per esempio, l’errore principale che viene addebitato è di aver ritardato discesa in campo e svolta maggioritaria: avesse accettato le profferte di leadership nel 2005 invece che nel 2007, ora avremmo un altro centrosinistra e forse un’altra Italia.
Una cosa da notare, per tornare alla bioetica e anche alle mosse future, è la relativa marginalità che ne La svolta hanno le polemiche biopolitiche. Il tema della laicità c’è, e c’è il giudizio negativo sul ripiegamento culturale che il Pd rischia di avere su questo terreno, ma la questione non è così centrale. Si direbbe che l’epopea teodem (che alla fine a Rutelli, e non solo al Pd, ha portato più danni che vantaggi) sia proprio esaurita.
È una spia interessante, visti i tanti pigri retroscena su Udc e dintorni: chi pensasse che un eventuale laboratorio del centro possa odorare di acqua santa (e quindi autolimitare le proprie ambizioni), si sbaglia.

permalink | inviato da stefano menichini il 25/9/2009 alle 7:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


sfoglia agosto        ottobre