Berlusconi e il Pd, poco sinceri
Due notizie di ieri sono la plastica dimostrazione di come sia difficile essere diretti ed espliciti nelle scelte politiche.
La prima notizia ha i caratteri della novità, ed è Berlusconi alle celebrazioni del 25 aprile. In quindici anni di carriera politica s’era sempre tenuto alla larga dalla Liberazione, manifestando anzi noncuranza. Il Berlusconi del 2009 si sente invece nelle condizioni di partecipare in qualche modo alla Festa che ricorda la vera data di nascita della nostra democrazia.
Non perdiamo tempo su coloro che annunciano proteste, o sull’interpretazione che del 25 aprile prova a dare La Russa: lui è uno sconfitto della Liberazione che non si rassegna; loro, i contestatori, sono tardi epigoni di un’interpretazione minoritaria e rovesciata di un momento che dev’essere di unità fra democratici sinceri.
Ed ecco il problema: Berlusconi è un democratico sinceramente convinto dei valori della Liberazione? Certo che no, senza che questo significhi dargli del fascista. Il suo reiterato rifiuto del 25 aprile corrispondeva al rifiuto di una cultura costituzionale che obiettivamente Berlusconi non ha, non condivide. Se sabato sarà in qualche luogo istituzionale, vorrà dire che vuole consolidare il consenso che pensa di aver conquistato oltre i suoi confini abituali. Calcolo.
Di calcoli ne ha fatti anche il Pd decidendo che nel referendum contro il Porcellum voterà Sì. Un Sì molto politicista. Che dichiara di aborrire il sistema elettorale che eventualmente ne uscirebbe e di mirare in realtà a tutt’altro tipo di riforma (molto remota all’orizzonte, però). E che non soffrirebbe se il quorum non venisse raggiunto.
Si possono capire le ragioni democrat, per quanto non fortissime e trasversalmente non del tutto condivise nel partito. È un modo di uscirne: votare No, dicono, è come votare per la schifezza di Calderoli, dichiararsi contro il quorum idem. Purtroppo la storia del centrosinistra è piena di posizioni poco sentite, quindi difese senza entusiasmo. Questo passaggio, come altri, fa parte della faticosa ricerca di una strada per attraversare il deserto. Fra due mesi il Pd saprà se ha trovato un passaggio, o si è perduto: nel frattempo, ormai nella pugna elettorale, sordina alle polemiche.
(da Europa)