Ferdi, tra la Pinar e la Marcuzzi
Chissà se sulla Pinar, insieme ai finanzieri, è già salito qualcuno del casting del Grande fratello. Dovrebbero. Eresia? Offesa al dolore? E perché mai? In queste ore, con una tempistica che nessun mago del palinsesto avrebbe potuto né sognare né costruire, l’Italia si riconosce in tutto l’arco dei sentimenti innescati dall’immigrazione. E se la Pinar vi pare troppo, quelli di Endemol potrebbero fare un salto a Bruzzano, hinterland milanese, fra i clandestini che protestano, occupano, si scontrano con la polizia.
Chissà, magari è proprio fra loro che c’è il Ferdi nel prossimo decennio. Lui dieci anni fa stava su un canotto, con altri rom montenegrini come lui, e attraversava l’Adriatico fra paura di morire e speranza di nuova vita. Era uno di quelli di Lamerica, il film di Gianni Amelio sugli albanesi. Anzi peggio: almeno gli albanesi si stipavano su una nave.
E se oggi Ferdi realizza proprio il sogno televisivo di quei disperati. Se trova riflettori, notorietà, una bella fidanzata, 300mila euro di premio, il bacio della Marcuzzi. Se mostra che la sua «storia vera che batte l’emarginazione» (copyright Signorini) è più forte di quella del non-vedente (ne avevano discusso disincantati nella casa del GF: il pubblico si commuove di più per il rom o per il cieco?) ed è più glamour di una sesta di reggiseno, allora perché perder tempo a discutere di razzismo, di esclusione, di paura del diverso?
L’Italia di Canale 5 riscatta l’Italia di Bossi? In fondo, avevamo già avuto Vladimir Luxuria felice e vincente sull’Isola dei famosi, come se fossimo nel pieno della seconda rivoluzione sessuale e non nel paese che ha paura dei Pacs.
Evitiamo politicismi. Certo, oggi al governo c’è gente che il canotto di Ferdi dieci anni fa l’avrebbe affondato, ma divertiamoci al pensiero di quanti suoi tifosi siano anche elettori di Bossi («Voglio da Berlusconi il rombo del cannone», diceva nel 2003) in beata confusione di idee.
Luxuria e Ferdi dominano il prime-time perché l’Italia, nonostante tutto quello che se ne dice, li aveva già accolti, premiati, inseriti. Come è inevitabile, ovvio. Dopo di che, alcuni professionisti li hanno presi per colpire lì dove funziona.
Non è la soluzione del problema, non è la salvezza delle nostre coscienze. È solo Auditel. Al limite, se servisse, un motivo in più per salvare la Pinar.
(da Europa)