Alemanno, una fascia ad Acca Larenzia
È meglio seguirlo da vicino, il percorso di Gianni Alemanno. Un po’ per motivi romani, nel senso che la qualità del governo della città è già, dopo soli otto mesi, oggetto di critica diffusa. E un po’ per motivi politici nazionali, visto che il capo della destra sociale non rinuncia alle sue ambizioni e ha aperto un fronte con Berlusconi (blandamente su Fiumicino, con toni più aspri sul rimpasto di governo: materia non esattamente civica).
Il motivo più ravvicinato di interesse è però il fatto che Alemanno – sfruttando la posizione che occupa – si stia candidando a una leadership “di destra” del centrodestra con un’operazione di revisionismo storico-politico rovesciata rispetto a quella, ormai conosciuta, di Gianfranco Fini.
Ma non meno acrobatica e molto più opinabile.
Ieri, nelle stesse ore della mattina, il presidente della camera era a Reggio Emilia per celebrare i valori incancellabili della Costituzione, a sua detta non abbastanza proposti ai giovani italiani (fra i quali gli appartenenti al manipolo di estrema destra che l’ha contestato perché voleva da lui la denuncia dei crimini partigiani nell’Emilia rossa).
Alemanno invece era a Roma, in orario altrettanto istituzionale come ha fatto sarcasticamente notare Storace, per onorare fascia tricolore al collo i tre ragazzi del Msi uccisi in via Acca Larenzia e dintorni nel 1978: due in una sezione missina, a opera di aspiranti brigatisti rossi, uno per mano di un ufficiale dei carabinieri nel corso della successiva lunga guerriglia urbana.
Sorvegliato dai suoi camerati di allora, Alemanno tenta di promuovere a memoria condivisa della cittadinanza il martirologio dell’estrema destra romana. Acca Larenzia non fu un episodio qualsiasi, ma il breaking point dopo il quale tanti giovani missini scelsero la strada del terrorismo. Il che la rende diversa da altri lutti neri, ai quali i sindaci di sinistra hanno già riconosciuto una dimensione collettiva con tanto di intitolazione di strade. Più estroverso e libero del sindaco, il suo assessore Croppi ha interpretato meglio l’animus postmissino, proponendo targhe contro i ministri della Prima repubblica che si sarebbero resi colpevoli delle persecuzioni ai danni di quelli che allora si chiamavano opposti estremismi.
Alemanno si muove su un filo, e ieri ha dovuto bilanciare gli onori di Acca Larenzia promettendone di analoghi per Valerio Verbano, giovane di sinistra ucciso proprio dai Nar che nacquero dopo i fatti del Tuscolano.
Pacificazione è il mantra dei capi di An. Ma mentre Fini lo recita mettendo appena può una distanza fra sé e la storia del neofascismo, Alemanno pretende di ottenere la pacificazione non solo nel giusto ricordo dei caduti, ma anche nella piena rivendicazione delle ragioni del loro estremismo (che fu anche il suo). Fatta così, è un’operazione ardita. Forse il sindaco farebbe meglio a occuparsi delle buche delle strade.
(da Europa)