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Politica
24 aprile 2009
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Piuttosto non fatelo, questo G8
Gli amministratori abruzzesi sono contenti, e li capiamo. Quelli sardi lo sono molto meno, e il Pd locale può vendicarsi sulla prevista inutilità di avere uno come Cappellacci presidente. Il Pd nazionale che deve fare? Fa quello che fa da venti giorni: buon viso a cattivo gioco. Contempla l’ultimo coniglio tirato fuori dal cilindro di Berlusconi, avanza qualche dubbio di fattibilità, chiede di occuparsi un po’ di più del reperimento dei fondi per la ricostruzione e del loro utilizzo.

Noi, più liberamente e schiettamente, diciamo ad alta voce che è vergognosa la trovata berlusconiana di spostare dalla Maddalena a Pettino, frazione dell’Aquila, le oltre ventimila persone che tra delegazioni, stampa e sicurezza si muovono per un vertice del G8.
In occasione del G20 di Londra è stato detto e ridetto che momenti più ristretti (ma non abbastanza) come il G8 sono ormai obsoleti, inutili passerelle.
Quella di luglio sarà una passerella macabra, organizzata sul piazzale che due settimane fa vedeva allineate 205 bare di vittime, molte delle quali sarebbero ancora vive se la sesta o settima potenza mondiale avesse fatto il proprio dovere per proteggerle.

Abbiamo apprezzato il Berlusconi presente e operante dei primi giorni. Abbiamo sopportato per amor di patria il Berlusconi già opportunista da Pasqua in avanti. Oggi ci indigna il Berlusconi che teatralizza terremoto e ricostruzione per elevare un monumento a se stesso.

Per anticipare ogni critica, il governo sostiene che lo spostamento ha innanzi tutto l’obiettivo di risparmiare. A parte che soldi pubblici sono già stati spesi, e che altri i privati ne avevano impegnati alla Maddalena, la verità è un’altra: nei prossimi tre mesi la Protezione civile e il suo capo Bertolaso non avrebbero potuto lavorare sui due fronti del terremoto e del G8, che pure a loro è affidato.

Stando così le cose, molto più onesto e sensato sarebbe stato annunciare che il summit internazionale veniva cancellato. Tutti nel mondo avrebbero capito, non se ne sarebbe dispiaciuto nessuno. Anzi, non se ne sarebbe accorto nessuno: ci sono ben altre sedi nelle quali si dispiega il tentativo di rimettere in piedi l’economia globale e il G8 italiano era stato fissato in un’era preistorica rispetto alla crisi, la sua agenda abbondantemente superata da incontri come quello londinese ai quali partecipano gli autentici protagonisti della globalizzazione, a cominciare dalla Cina. E infatti un altro G20 è già previsto entro il 2009.

Ecco dunque che cosa rimane del coniglio di Berlusconi: il lustro della propria immagine, che a livello internazionale è quella che è. Da attore di farsa si fa attore di tragedia, ma sempre di messa in scena parliamo. Anche se da oggi – scommettiamo? – i giornali traboccheranno stupore per l’abilità manovriera del premier.
L’Abruzzo è altro. Ciò che andava bene nell’emergenza, a cominciare dalle strutture sanitarie, è già ora inadeguato. Gli artifici contabili tremontiani hanno ieri fatto piazza pulita di tutte le poche risorse che erano rimaste per difendersi dalla crisi al Sud, ma come saranno spesi questi soldi, ancora non è chiaro.

Gli abruzzesi sono gente troppo seria: saranno onorati di ricevere Obama, ma non ipnotizzati né distratti da questo evento, come invece Berlusconi vorrebbe. Loro chiedono case e normalità: questo gli va dato, non mondanità sismica.

(da Europa)
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Politica
23 aprile 2009
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Venticinquemila sfollati in più
Bella la trovata di portare il G8 all'Aquila. Suggestiva. Utile all'Abruzzo, credo. Utile anche a Berlusconi, per parlare un po' meno dei problemi dell'Abruzzo. Ma, come si dice, non è il momento delle polemiche.
Il momento delle domande però sì. A parte quella sui soldi già spesi alla Maddalena che nessuno restituirà (qui c'è il video del governo sui grandi lavori già avviati), ce n'è un'altra da autentici amatori dei problemi logistici.
Alla Maddalena nel luglio prossimo (meno di tre mesi) erano attese circa 5000 persone delle delegazioni delle otto potenze; 4500 giornalisti; 16 mila agenti di sicurezza.
Totale: circa 25 mila persone, tutte ansiose e anzi obbligate per ragioni di servizio a stare il più vicino possibile al luogo del summit.
È una cifra paragonabile a quella degli attuali abitanti delle tendopoli di tutto l'Abruzzo, che peraltro nello stesso identico periodo dovrebbero ricevere dallo Stato un tetto provvisorio ma stabile, secondo l'impegno solenne dello stesso presidente del consiglio.
Non è un argomento di polemica, bensì un interessante quesito pratico: come pensano di fare?
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Politica
23 aprile 2009
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Oggi all'Aquila passeggiata ministeriale
Per oggi all’Aquila si prevede pioggia, umidità, freddo. Se è sicuro che Berlusconi farà un giro fra le tende, è ancor più sicuro che non farà altre battute sulla vita da campeggiatori. Dovrà stare anche attento alla scenografia di questo consiglio dei ministri fra i terremotati: gli abruzzesi saranno sicuramente quieti, ma i telespettatori potrebbero trovare stridente la scena del torpedone zeppo di politici e portaborse che si riuniscono per varare gli aiuti economici: si faranno grosse cifre, bisogna vedere quanto il governo tirerà fuori effettivamente, e come.
Berlusconi, da solo con l’unico aiuto dei telegiornali, sta compiendo una gigantesca operazione diversiva. L’obiettiva efficienza dei primi momenti, l’impegno di dare a tutti un tetto prima dell’autunno, e più in generale l’ottimismo sulla crisi economica in via di superamento, sono l’esile velo che nasconde una realtà spaventosa. Le cifre fornite ieri dal Fondo monetario sono terribili: le economie avanzate intravedono la fine del tunnel, ma l’Italia si avvita nella recessione. A causa del nostro debito pubblico si possono spendere solo spiccioli per spingere la ripresa, dunque la produzione arretra a vista d’occhio e l’effetto perverso è proprio quello di elevare il rapporto tra debito e Pil oltre ogni immaginabile soglia.
In queste condizioni, che cosa potrà mettere oggi Tremonti sul piatto del consiglio dei ministri itinerante? Poco per l’emergenza e tante ipotesi per il futuro. La fantasia, lo sappiamo, non gli manca. Bisogna vedere se si adatta alla realtà della ricostruzione.
Questa situazione naturalmente non è neanche colpa del superministro, come non è colpa di Berlusconi: il terremoto ha colpito un paese già malconcio e il debito ha tanti padri (compresi però i due appena citati).
Quello che urta non è la crisi, che andrebbe combattuta con grande unità d’intenti. Quello che urta è la propaganda che Berlusconi è intenzionato a fare intorno al terremoto in prospettiva 6 giugno. Pare che con la motivazione “austerità da sisma” non voglia affiggere manifesti «ma far parlare i successi del governo». Riguardo al sisma, dovrebbe almeno aspettare di averli avuti, questi successi.

(da Europa)
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Giornali
22 aprile 2009
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Bravo Mario. Calabresi alla Stampa
Mario Calabresi è da oggi direttore della Stampa, mentre Giulio Anselmi diventa presidente dell'Ansa. La storia di Mario è una grande e terribile storia italiana vissuta col rigore e la ritrosia di uno che innanzi tutto nella sua vita ha voluto essere un professionista, tenendo la propria dimensione privata a parte. Poi, solo a un certo momento, ha deciso di farsi avanti e tirare fuori tutto ciò - molto - che aveva dentro, tutto ciò che si era accumulato a partire da quel 17 maggio 1972.
Oggi per me l'unica cosa importante è che in un paese di dinosauri un uomo di neanche 40 anni va a dirigere il terzo quotidiano nazionale d'informazione.
Il primo augurio che c'è da fargli è che La Stampa lo rimanga, il terzo quotidiano nazionale: le voci che corrono, e alle quali viene legata la decisione di Anselmi, sono di un brusco ridimensionamento della dimensione nazionale del giornale di Torino.
Sarebbe un peccato - e non credo che Calabresi vorrà accompagnare questo percorso - perché in questo momento La Stampa mi pare il giornale più interessante sulla scena. Quello più originale, fino all'eccentrico. Quello meno prevedibile. E lo dico nonostante il fatto che alcune posizioni iper-laiciste di Anselmi - e altri dettagli - mi abbiano convinto poco: del resto sono proprio le idee controverse quelle che danno senso a fare un giornale, oggi. Anche un grande giornale, non solo quelli piccoletti più o meno arrembanti che facciano noi di Europa, del Foglio, del Riformista, del Secolo d'Italia, del manifesto...
A Mario faccio tanti auguri, di cuore, e li faccio anche a Caterina: dura la vita della moglie del direttore...
Infine, constato che diventa direttore di un grande giornale un ex cronista politico che ha fatto carriera quando io avevo già smesso di "battere" il Transatlantico di Montecitorio. Questo vuol dire qualche cosa, ma non so cosa. Per fortuna.

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Politica
22 aprile 2009
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Berlusconi e il Pd, poco sinceri
Due notizie di ieri sono la plastica dimostrazione di come sia difficile essere diretti ed espliciti nelle scelte politiche.
La prima notizia ha i caratteri della novità, ed è Berlusconi alle celebrazioni del 25 aprile. In quindici anni di carriera politica s’era sempre tenuto alla larga dalla Liberazione, manifestando anzi noncuranza. Il Berlusconi del 2009 si sente invece nelle condizioni di partecipare in qualche modo alla Festa che ricorda la vera data di nascita della nostra democrazia.
Non perdiamo tempo su coloro che annunciano proteste, o sull’interpretazione che del 25 aprile prova a dare La Russa: lui è uno sconfitto della Liberazione che non si rassegna; loro, i contestatori, sono tardi epigoni di un’interpretazione minoritaria e rovesciata di un momento che dev’essere di unità fra democratici sinceri.
Ed ecco il problema: Berlusconi è un democratico sinceramente convinto dei valori della Liberazione? Certo che no, senza che questo significhi dargli del fascista. Il suo reiterato rifiuto del 25 aprile corrispondeva al rifiuto di una cultura costituzionale che obiettivamente Berlusconi non ha, non condivide. Se sabato sarà in qualche luogo istituzionale, vorrà dire che vuole consolidare il consenso che pensa di aver conquistato oltre i suoi confini abituali. Calcolo.
Di calcoli ne ha fatti anche il Pd decidendo che nel referendum contro il Porcellum voterà Sì. Un Sì molto politicista. Che dichiara di aborrire il sistema elettorale che eventualmente ne uscirebbe e di mirare in realtà a tutt’altro tipo di riforma (molto remota all’orizzonte, però). E che non soffrirebbe se il quorum non venisse raggiunto.
Si possono capire le ragioni democrat, per quanto non fortissime e trasversalmente non del tutto condivise nel partito. È un modo di uscirne: votare No, dicono, è come votare per la schifezza di Calderoli, dichiararsi contro il quorum idem. Purtroppo la storia del centrosinistra è piena di posizioni poco sentite, quindi difese senza entusiasmo. Questo passaggio, come altri, fa parte della faticosa ricerca di una strada per attraversare il deserto. Fra due mesi il Pd saprà se ha trovato un passaggio, o si è perduto: nel frattempo, ormai nella pugna elettorale, sordina alle polemiche.

(da Europa)
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Showbiz
21 aprile 2009
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Ferdi, tra la Pinar e la Marcuzzi
Chissà se sulla Pinar, insieme ai finanzieri, è già salito qualcuno del casting del Grande fratello. Dovrebbero. Eresia? Offesa al dolore? E perché mai? In queste ore, con una tempistica che nessun mago del palinsesto avrebbe potuto né sognare né costruire, l’Italia si riconosce in tutto l’arco dei sentimenti innescati dall’immigrazione. E se la Pinar vi pare troppo, quelli di Endemol potrebbero fare un salto a Bruzzano, hinterland milanese, fra i clandestini che protestano, occupano, si scontrano con la polizia.
Chissà, magari è proprio fra loro che c’è il Ferdi nel prossimo decennio. Lui dieci anni fa stava su un canotto, con altri rom montenegrini come lui, e attraversava l’Adriatico fra paura di morire e speranza di nuova vita. Era uno di quelli di Lamerica, il film di Gianni Amelio sugli albanesi. Anzi peggio: almeno gli albanesi si stipavano su una nave.
E se oggi Ferdi realizza proprio il sogno televisivo di quei disperati. Se trova riflettori, notorietà, una bella fidanzata, 300mila euro di premio, il bacio della Marcuzzi. Se mostra che la sua «storia vera che batte l’emarginazione» (copyright Signorini) è più forte di quella del non-vedente (ne avevano discusso disincantati nella casa del GF: il pubblico si commuove di più per il rom o per il cieco?) ed è più glamour di una sesta di reggiseno, allora perché perder tempo a discutere di razzismo, di esclusione, di paura del diverso?
L’Italia di Canale 5 riscatta l’Italia di Bossi? In fondo, avevamo già avuto Vladimir Luxuria felice e vincente sull’Isola dei famosi, come se fossimo nel pieno della seconda rivoluzione sessuale e non nel paese che ha paura dei Pacs.
Evitiamo politicismi. Certo, oggi al governo c’è gente che il canotto di Ferdi dieci anni fa l’avrebbe affondato, ma divertiamoci al pensiero di quanti suoi tifosi siano anche elettori di Bossi («Voglio da Berlusconi il rombo del cannone», diceva nel 2003) in beata confusione di idee.
Luxuria e Ferdi dominano il prime-time perché l’Italia, nonostante tutto quello che se ne dice, li aveva già accolti, premiati, inseriti. Come è inevitabile, ovvio. Dopo di che, alcuni professionisti li hanno presi per colpire lì dove funziona.
Non è la soluzione del problema, non è la salvezza delle nostre coscienze. È solo Auditel. Al limite, se servisse, un motivo in più per salvare la Pinar.

(da Europa)
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Politica
20 aprile 2009
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È Alemanno o Gregorio, er guardiano der pretorio?
Gianni Alemanno era piccoletto e neanche aveva mai visto Roma quando su Carosello spopolava Gregorio, er guardiano der pretorio: strascicata macchietta di pretoriano romano che per fare pubblicità giocava su tutti i possibili luoghi comuni dell’antichità.
Domenica mattina Gregorio è tornato: un suo emulo con tanto di alloro in testa s’è rivolto all’arena del Circo Massimo per dichiarare aperti i festeggiamenti del Natale di Roma numero 2762. Era il sindaco della Capitale, felice come un bambino (anche a Bari guardavano Carosello) di poter poi passare in rassegna i falsi legionari, i cui colleghi normalmente qualificano il turismo romano davanti al Colosseo estorcendo ai turisti decine di euro in cambio di una foto.
Può darsi che negli anni del centrosinistra si sia parlato fin troppo di modernizzazione di Roma, della sua dimensione internazionale, della competizione con le metropoli mondiali su innovazione, tecnologia, qualità.
Ma da questo alla sagra della sfilata dei pretoriani lungo i Fori Imperiali davanti al sindaco incoronato (solo lui non era in toga, peccato) ce ne corre. Perfino uno degli aspetti deteriori della romanità – il complesso di superiorità rispetto al contado – è offeso dall’improbabile re-enactment.
Naturalmente poi è successo di peggio. Perché se uno parte dai legionari, salta qualche passaggio di storia e per di più è cresciuto disegnando fasci littori, niente di più facile che finisca a commuoversi per la Terza Roma, il nuovo Impero e cose così: il filmato di Mussolini che dal balcone dichiara romanamente guerra a Francia e Inghilterra diventa un momento cult delle rievocazioni capitoline. Ed è il pandemonio.
Noi non ci preoccupiamo per la nostalgia: l’unica cosa fascista rimasta ad Alemanno è la croce che porta al collo, poi è tutto un banale pappa e ciccia coi poteri forti che edificano a Roma. Il governatore Bottai si rivolterebbe nella tomba. Quel che allarma è l’idea paesana e passatista (bel paradosso, per degli estimatori del futurismo) che si ha di una metropoli insicura, gonfia di problemi ed esclusa da ogni circuito della modernità. Una città di cui è giustamente sindaco Gregorio, er guardiano der pretorio.

(da Europa)
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Politica
17 aprile 2009
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Berlusconi, prenderlo sul serio
Noi siamo per la linea che Berlusconi vada preso molto sul serio. Soprattutto sul terremoto, che è la cosa più seria di tutte. C’è chi ha storto il naso per le passeggiate nelle tendopoli, chi per le battute fuori posto, chi soffre per l’efficacia comunicativa del suo attivismo. Come s’è visto, c’è stato perfino chi ha cercato nella reazione della macchina dei soccorsi argomenti di polemica politica, stavolta del tutto infondata.
Noi niente di tutto questo. Di motivi per la polemica ce ne sono a iosa se si guarda all’altroieri, alla cultura del condono e della deregulation edilizia che ha contrassegnato le scelte della destra fino all’immediata vigilia del terremoto. Ma questo riguarda il passato, sperando che sia davvero passato. Il presente è puro lavoro d’emergenza, ed è stato svolto al meglio nelle condizioni date.
L’incognita è il futuro, il futuro prossimo, sul quale Berlusconi ha assunto impegni che vanno presi appunto molto sul serio.
Ha detto: un tetto per tutti gli sfollati prima che venga il freddo. In Abruzzo, vuole dire prima dell’ottobre. Cinque mesi. Non per costruire baraccopoli, come giustamente ha aggiunto il presidente del consiglio, ma case vere, anche se provvisorie.
Berlusconi ha messo la propria faccia su questo impegno: se la gioca tutta. Ha rimarcato di averlo fatto davanti alla bare e alle famiglie in lutto. Non è uno scherzo, una gag da summit internazionale, una battuta da smentire domani.
Noi pensiamo che tutto debba essere fatto, e da tutti, perché l’impegno di Berlusconi vada a buon fine. Pazienza se cercherà di ricavarne un utile politico: l’importante è che ci provi a risultati ottenuti, non sulle chiacchiere.
L’inizio non è incoraggiante, dietro alle passerelle di governo si intravede poco di sostanzioso quanto a progetti, risorse effettive, idee chiare sul che fare. Si sbanda dal Telethon pro-terremotati al 33 per cento di incentivo a chi fa da sé: ma questo sarebbe  uno stato che abdica al proprio ruolo e s’affida alla buona volontà dei privati.
Che è tanta. Berlusconi però non si illuda di potersi fare bello con la generosità degli italiani: le scelte vere deve farle lui. E presto ne dovrà rispondere lui.

(da Europa)
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Showbiz
17 aprile 2009
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santoro rai annozero masi
Santoro e un successo meritato, da meditare
17-04-2009 11:22       AGI POL
==ANNOZERO:20.84 SHARE,SANTORO HA VINTO LIBERTA' ESPRESSIONE = (Gal)
(AGI) - Roma, 17 apr. - Serata di grandi ascolti e grande successo per "Annozero": ieri sera i telespettatori che hanno visto la trasmissione di Michele Santoro sono stati 5 milioni e 277 mila con una share del 20.84.
Soddisfatto, ovviamente, Michele Santoro: "È stata una buona puntata e il pubblico ha risposto. Una risposta che non ruiguarda solo la trasmissione - ha detto Santoro all'Agi - ma una scelta del pubblico sulla libertà di espressione". Il riferimento è all'assenza forzata di Vauro Senesi, il vignettista satirico sospeso dal Dg Mauro Masi.

La notizia è interessante e secondo me positiva. Dovrebbe dare da pensare a quattro tipi di persone:
A) ai politici e ai giornali di destra che con la cagnara che fanno costruiscono un altare mediatico a colui che considerano il loro nemico numero uno;
B) a a tutti quelli che pensano che l'Italia sia ormai sotto un regime repressivo che soffoca ogni libertà (figurarsi, basta ancora un telecomando...);
C) a Mauro Masi, il cui unico modo per uscirne in maniera elegante a questo punto sarebbe annunciare che lui la punizione a Vauro l'ha data apposta, per far crescere ascolti e prestigio dell'azienda di cui si dovrebbe occupare come direttore generale;
D) a Michele Santoro, infine, perché ieri sera a me è parso evidente che alcune critiche lo avessero colpito, e per certi aspetti la trasmissione, contrariamente a quanto si dice, è stata davvero "di riparazione", molto migliore come qualità giornalistica di quella che l'aveva preceduta. E a parte una Guzzanti stucchevole, le donne presenti - le ragazze famigliari e amiche delle vittime e la rappresentante della Protezione civile - ne sono uscite come le uniche vere speranze di una ricostruzione civile, oltre che materiale.
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Politica
16 aprile 2009
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Un governo davvero molto responsabile
Gianfranco Fini si è tenuto la battuta di replica, ma da ieri la tiene pronta per quando servirà. E capiterà di sicuro, prima o poi. Perché quando Berlusconi lo ha implicitamente rimproverato di irresponsabilità, visto che insistere sull’election-day avrebbe portato alla crisi di governo «proprio adesso che c’è il terremoto», il premier non s’è reso conto di aver fissato un precedente grave.
La Lega nord è dunque un partito che si è potuto permettere – «proprio adesso che c’è il terremoto» – di anteporre il proprio interesse all’interesse nazionale, e anche governativo, a risparmiare soldi con l’accorpamento fra elezioni e scadenza referendaria. A tal punto che Bossi (e il suo ministro degli interni) non si sarebbero fatti scrupolo di mandare in crisi il governo mentre ancora decine di migliaia di abruzzesi vivono nelle tendopoli.
Questo è il grado di tenuta dell’esecutivo. Questa è la sua moralità pubblica. Questa è la forza della decantata leadership berlusconiana. Non lo dice l’opposizione, lo dice lo stesso presidente del consiglio, fra una dentiera miracolosa e l’allettante promessa di portare presto all’Aquila tutti i suoi ministri (compresi quelli leghisti, a questo punto).
Fini prende atto, tace. Certo per lui e per altri come lui il prezzo di stare nel Pdl è già molto alto.
Anche il Pd prende atto. Franceschini parla di Bossi-tax: sarà uno degli argomenti della campagna elettorale. Altri saltano un po’ l’argomento e già si dedicano a ricamare sul rinvio del referendum all’anno prossimo. Evento improbabile (oggi o domani, a tanti, Europa compresa, questo referendum non piace lo stesso) e comunque occorre sapere che è un’ipotesi nata dentro Forza Italia e che corrisponde a uno schema preciso: riproporre alla Lega l’ultimatum sul sistema elettorale nel 2010, far precipitare in quel momento la legislatura, dare a Berlusconi la chance di vincere da solo, con tutto quello che nella sua testa ne consegue.
Al posto del Pd, adesso lasceremmo il governo a sbrogliare la matassa (per votare il 21 peraltro occorre fare una leggina ad hoc) e ci dedicheremmo solo a fargli pagare il prezzo del ricatto leghista. Francamente, non pare il momento di riformare alcunché.

(da Europa)
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Politica
16 aprile 2009
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Il New Silvio che tassa i ricchi
È proprio uomo morde cane. Come se Visco incitasse all’evasione fiscale. Brunetta fosse modesto. Veltroni facesse la voce grossa. Fini fosse solidale con gli immigrati. Ecco, appunto, siccome almeno uno di questi casi s’è verificato davvero, c’è una logica nell’apparente follia di un governo Berlusconi che si accingerebbe a finanziare la ricostruzione abruzzese anche con una tassa di scopo a carico dei redditi più alti.
Quando Franceschini lanciò un’idea analoga, si trattava di correre in soccorso dei disoccupati flagellati dalla crisi. Il segretario Pd fu sepolto di critiche, però per giorni la destra balbettò di fronte alla sortita, un pizzico populista ma efficace e comprensibile.
Ora l’una tantum sui ricchi riappare. La firma sarebbe di un populista ormai doc, Tremonti. Se Berlusconi dovesse accoglierla, lui cresciuto alla scuola reaganiana che ai ricchi bisogna lasciare i soldi perché tengano alti i consumi, vorrebbe dire che davvero dalle macerie dell’Aquila è uscito un Cavaliere diverso. Ma non perché più dialogante e rispettoso delle istituzioni e delle opposizioni – come qualcuno aveva ingenuamente creduto – bensì perché determinato a fissare per sempre un rapporto diretto fra sé e “la gente”, anche a costo di farlo pagare (appena un po’) ai suoi amici benestanti.
A proposito: perché quella soglia dei 130 milioni, che lascia salvi i redditi dei parlamentari?

(da Europa)
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Politica
15 aprile 2009
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rai santoro annozero vauro masi
Adesso chi soccorre la Rai?
L’ex direttore generale della Rai, Claudio Cappon, ha avuto parecchi grattacapi per colpa di Michele Santoro. Come l’ex presidente Petruccioli, e tutto il consiglio d’amministrazione. Per forza: il conduttore di Annozero è uno scrupoloso cacciatore di scandali, e quelli che hanno lui medesimo come protagonista gli piacciono almeno quanto quelli dovuti alla malapolitica e alla malagiustizia.
Così ci sono state, di volta in volta, lettere, ramanzine, perfino censure. Con due punti fermi, però: che il dovere di controllare e criticare da parte dei vertici di viale Mazzini non poteva mai ledere la libertà d’informazione; e che il lavoro principale del direttore generale era quello di tenere in piedi l’azienda, difenderla nei punti forti, potenziarla nei punti deboli, far quadrare i bilanci. L’eredità in questo senso è stata la migliore possibile.
Mauro Masi, successore di Cappon con pedigree invidiabile, sembra aver già capovolto la logica di comando della Rai. Tanti anni di prossimità spinta alla politica – alla politica di ogni colore, sia ben chiaro – lo inducono evidentemente a mettere le esigenze del Palazzo davanti a ogni altra valutazione.
Non solo i richiami, ma anche i sistemi, del Palazzo. Che tipicamente non sono, attenzione, quelli spicci dell’editto di Sofia. Sono più indiretti. Infatti li si apprende frequentando un’ala di palazzo Chigi che non è quella abitata (raramente) da Berlusconi.
Oggi infatti non si colpisce direttamente una discutibilissima puntata di Annozero, al cui conduttore si concede anzi una inedita patente di correttezza nella gestione del dibattito. Si colpisce la singola vignetta di un autore arcinoto per la durezza della sua satira, un disegnatore militante che ha prodotto anche per la Rai cose ben più dure senza suscitare altro che legittime e “normali” critiche.
La polemica s’accende. Santoro non se ne dispiace, Vauro ne riderà, Vespa perde l’occasione di tacere e guasta così una settimana miracolosamente inappuntabile. La politica può sfogarsi dopo giorni di innaturale compostezza. Ci rimette solo la Rai. Ma è per questo che sono stati cambiati i suoi vertici? E continueranno a cambiare con questa logica?

(da Europa)
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Showbiz
15 aprile 2009
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rai masi vauro annozero
La cacciata di Vauro, questa sì fa ridere
Mauro Masi è direttore generale della Rai da neanche dieci giorni e già mette la firma sull'atto più comico degli ultimi anni dell'azienda. Di tutta la vicenda Annozero-terremoto, quello che paga è... il vignettista. La Rai sospende formalmente Vauro Senesi per una vignetta sull'aumento delle cubature... nei cimiteri.
Conosco Vauro da quasi vent'anni. Quando mi incontra mi chiama semplicemente «merdaccia», che è uno dei suoi complimenti migliori. Tantissime sue vignette sono state fulminanti, eccezionali. Tante altre sono state discutibili. Tante pessime, secondo il mio gusto. Su Israele c' andato pesante molte volte. Ma è il suo lavoro, il suo stile. Sospenderlo è un'assurdità palese, un atto intrinsecamente comico.
Accusarlo perché farebbe ironia sulla morte è poi una confessione di ignoranza abissale: la storia della letteratura strabocca di ironie sulla morte, perfino di ironie sull'Olocausto. Può far rabbrividire, ma è una forma di comunicazione, per quanto sempre sull'orlo.
I fondamentalisti islamici mandano al rogo le vignette, non i paesi evoluti. Qui ne metto due, di vignette di Vauro che hanno la morte come tema. È un argomento che affronta spesso. Perché ha molto a che fare con la vita.




PS. Lui comunque, Vauro, è quelo che adesso si starà facendo le risate più grasse. Che medaglia gli hanno appuntato al petto...
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Politica
14 aprile 2009
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È già tornata l'Italia di prima
Strumentalizzare il terremoto a fini politici. Diventa più facile, man mano che ci si allontana da quelle terribili prime ore. Dal dolore dei primi giorni, dalla tensione a fare il possibile, dalla necessità di stare uniti. Già: non si discute mentre la casa brucia. Ma dopo...
Il terremoto e le sue vittime entrano in ogni discorso, a proposito e a sproposito. Noi speriamo di parlarne a proposito, se in un momento di bisogno di soldi ma anche di grande crisi insistiamo a non voler sprecare le centinaia di milioni necessarie alla Lega per far tenere l’odiato referendum elettorale in una data quasi ferragostana.
Ma c’è chi tanti dubbi non se li fa. Ieri un manipolo di berlusconiani sfaccendati ha invaso le agenzie di stampa con dichiarazioni fotocopia: siccome c’è il terremoto, è una vergogna che Sky abbia trasmesso un film che suona critico contro Berlusconi (Shooting Silvio). Il nesso fra il film e l’Aquila, beato chi lo vede. Con questo criterio andrebbero ritirati dalle librerie tutti i libri critici con Berlusconi, e impedita la pubblicazione dei giornali a lui ostili. Nel nome dei terremotati, naturalmente.
Questi berluscones non possono lamentarsi se poi «nel nome dei terremotati» si fanno trasmissioni come Annozero. Il meccanismo è lo stesso: si colpiscono avversari politici a partire da pezzi di verità smontati e rimontati per costruire uno scenario artificiale (il fallimento della Protezione civile).
Verrebbe da dire che l’unico modo di non strumentalizzare, per chi fa politica, è il silenzio. In questo senso il Pd è da giorni un partito esemplare. Fin troppo, perché almeno l’impegno solenne a non cadere più vittima delle lobby del cemento (come è capitato e capita anche al centrosinistra) andrebbe pronunciato ad alta voce.
Il tempo del silenzio rispettoso sta comunque per finire. I tg e anche molti giornali hanno interpretato la solidarietà nazionale a modo loro, regalando al governo molto più di quello che meriti: va suonata una sveglia. Se i colleghi non se ne sono accorti, Berlusconi per primo pare tornato da domenica l’uomo di parte che tutti loro conoscono.
La verità è che tranne che nelle tendopoli aquilane, dove questa sarebbe una bella notizia, l’Italia è già tornata quella di prima.

(da Europa)
permalink | inviato da stefano menichini il 14/4/2009 alle 23:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2)


Politica
13 aprile 2009
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C'è lavoro per l'opposizione
Già dalla domenica di Pasqua il buon padre di famiglia, il Berlusconi amico di tutti, è tornato a far posto al capo del governo tosto, sbrigativo, alla ricerca del massimo rendimento politico possibile. L’Aquila è per lui la gemma più grossa da infilare nella collana dei successi dovuti alla presenza fisica e alla “cultura del fare”. Il Berlusconi che cerca dividendi politici avrà in cambio probabilmente la fine della non-belligeranza, ma per lui il saldo sarà comunque positivo.
Come reagire, in questa situazione? Un modo è quello dettato da Michele Santoro, leader politico sotto mentite spoglie. Negare, negare sempre. Negare i meriti di Berlusconi coinvolgendo però in questo rifiuto tutto ciò che di buono lo Stato ha fatto all’Aquila. Di denunce sulle case mal costruite sono pieni i quotidiani e i network: Annozero a questo non ha aggiunto nulla. Viceversa, di colpevoli ritardi nei primi soccorsi si sono trovate solo esili tracce in centinaia di reportage di colleghi bravi come e più di quelli di Santoro: farne l’ossatura di una trasmissione non è un gesto meritevole di censura, è solo cattivo pregiudizio, mediocre giornalismo, e tradisce il bisogno di Santoro di ancorarsi ai cliché suoi e dei suoi anni belli.
Bisogna vedere se a quel cliché vogliamo impiccarci tutti. E se l’alternativa a battere i piedi in uno studio tv è stare fermi e silenziosi mentre Berlusconi ricostruisce l’Abruzzo più o meno da solo.
C’è una terza via. L’unica cosa che, siamo sicuri, Berlusconi non farà, sarà colpire il grumo di potenti resistenze lobbystiche che durante il suo governo e prima sono riuscite a proteggere gli interessi di costruttori e corporazioni professionali intorno all’Eldorado dell’edilizia. Questo è l’unico autentico potere forte d’Italia, capace di dettare legge a Roma come a Milano e all’Aquila. Nelle banche e nei giornali. Anche ostacolando e vanificando leggi, norme, vincoli che dovrebbero rendere più sicuri gli edifici pubblici e privati. Qui c’è il lavoro per un centrosinistra riformista finalmente capace di liberarsi a sua volta dalle pressioni. Un’opposizione non pregiudiziale, concreta, dalla parte dei cittadini, anche nel nome del lavoro delle migliaia di persone accorse all’Aquila sotto le insegne della Protezione civile.

(da Europa)
permalink | inviato da stefano menichini il 13/4/2009 alle 23:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1)


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