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31 agosto 2010
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mentana la7
Bravo Mentana, ma è un rigore
Il tg di Mentana su la7 merita il successo e il tifo. Ma bisogna anche dire che, considerando il resto, fare un telegiornale decente di questi tempi è come battere un rigore. Il fatto poi che in una sola sera Fede sia retrocesso all'ultimo posto dei telegiornali nazionali, è la ciliegina sulla torta.

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24 maggio 2010
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lost
Ci mancherà
Siccome tanta altra gente deve vederlo, tra stasera (v.o. sottotitolato in italiano) e giovedì (in italiano), non dico nulla, ma proprio nulla delle ultime due puntate di Lost, per le quali mi sono alzato alle 6 stamattina.Se non questo: se vi siete appassionati almeno un po' in questi cinque anni, vedetele. Io, lo confesso, a un cert
o punto ho pianto come un capretto, e con me molti milioni di persone.
Tre battute dicono molto, sull'intera serie e su come finisce. Sawyer: «See me where?». Kate: «It's over». Il papà di Jack: «Not living, moving on».

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20 maggio 2010
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santoro annozero masi rai pd berlusconi
Arriva adesso il vero Santoro
Non vi illudete, voi di destra che avete Michele Santoro sulle scatole e che come Berlusconi vivete ogni sua trasmissione come un incubo. E non vi illudete neanche voi di sinistra, che non sopportate i predicozzi, la faciloneria populista e la pretesa di spiegare alla politica come si fa politica. Santoro non vi lascerà tranquilli.
Non lo farebbe neanche per il doppio di quei sette o dieci milioni di euro che la Rai pare avergli promesso per toglierselo dai piedi. Non siate stupidi e soprattutto rassicurate il popolo viola disorientato e confuso: Michele non è uomo che si faccia comprare. Si arricchisce, questo sì, a ogni passaggio aziendale e politico. Ma per reinvestire, non per vivere di rendita. E questo farà anche stavolta: reinvestirà, sia i soldi veri, sia il capitale di consenso accumulato negli anni grazie alla sua bravura professionale e alla imbecillità dei goffi censori berlusconiani.
La svolta nella sua testa s’è consumata dopo Raiperunanotte, la kermesse di due mesi fa: manifestazione politica, trasmissione tv, evento multimediale. Roba d’avanguardia per rilanciare un concetto antico: l’agenda della sinistra la scrivo io (ben più di De Benedetti, si rassegni l’ex tessera numero uno), chi non si adegua farà i conti col popolo degli indignati.
Svincolato dalle pastoie Rai, Santoro potrà esercitare ancor più liberamente questa leadership, con molte altre serate come quella. E magari spostare l’offensiva sul piano propriamente politico (mai fino in fondo però, mai rinunciando allo scudo formidabile della libertà d’informazione).
Pensate quale effetto avrebbe l’annuncio che i milioni ricevuti da Masi sono in realtà il primo mattone di un nuovo movimento politico destinato prima a mettere da parte l’immobile e inutile Pd, poi a inscenare l’ultimo Ok Corral con Berlusconi: in un giorno i sette milioni si raddoppierebbero.
Fantapolitica? Forse. Lo pensammo anche tanti anni fa, leggendo che un tale stava fondando un partito mandando delle videocassette alle televisioni.
PS. Chiaro che se invece non va così, e Santoro i soldi li tiene per sé, tutto questo discorso cade e un’altra missione si compie: da Servire il popolo a Il popolo è servito.


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2 marzo 2010
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Che esagerazione intorno ai talk show
I passacarte che rappresentano il centrodestra nel consiglio d’amministrazione Rai hanno guadagnato ieri la pagnotta scaricando sul parlamento la colpa dell’oscuramento dei talk show televisivi nel mese elettorale. Basterebbe l’umiliazione alla quale loro e il loro direttore generale si sottopongono volontariamente, senza bisogno di aggiungere commenti. Neanche le aziende di stato sovietiche erano così supine ai voleri governativi, anzi almeno laggiù in nome dell’emulazione socialista si cercava di produrre di più, non di cancellare le proprie produzioni.
Un altro tassello si va ad aggiungere a questo straordinario caso-Italia, ormai di studio nel mondo. L’unico paese democratico nel quale non si sia capaci di presentarsi alle elezioni e vengano proibiti i dibattiti politici nel momento di massima attenzione popolare.
Detto questo, appare eccessiva l’enfasi da crociata che si è alzata intorno ai conduttori messi a tacere dalla Rai. La vicenda è ridicola, grottesca, anche grave. Ma piangere sulla democrazia compromessa e sulle libertà fondamentali conculcate vuol dire assegnare a Vespa, Santoro, Floris e Paragone un carico troppo pesante anche per le loro solide spalle.
Con quel che succede in Italia, e quel che passa l’informazione tv, non saranno venti giorni senza Ballarò a farci precipitare nella barbarie, né del resto venti giorni di Ballarò (o Porta a porta, o Annozero) hanno fin qui salvato la sostanza o la forma della nostra democrazia.
Il culto della personalità intorno ai conduttori televisivi, di cui la carta stampata è grandemente corresponsabile, è rischioso perché sposta l’attenzione rispetto ai doveri generali del servizio pubblico tv. Che è di qualità bassa non solo per responsabilità dei passacarte di viale Mazzini, ma anche perché l’autostima e l’orgoglio professionale dei giornalisti sono sempre o troppo bassi, o troppo alti.  
Ps. Si potrebbe pensare che questa posizione di Europa sia influenzata dal fatto che quando una vera lesione democratica era in corso e decine di giornali rischiavano la chiusura definitiva per un diktat governativo, non una sola parola sul tema è stata spesa dai conduttori-angeli della libertà, né dai loro ospiti. Beh, chi lo pensasse avrebbe qualche ragione.

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9 febbraio 2010
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letterman oprah leno cbs
Quindici secondi storici
Letterman, Oprah, Leno insieme per la prima e forse unica volta. Quindici secondi che fanno la storia dell'advertising e dei talk show. È lo spot per il Letterman Show mandato dalla Cbs durante il Superbowl.


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2 febbraio 2010
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Roba da spin
Facendo parecchio lavoro di comunicazione e pr - settori in cui sono esperti, a prescindere dai risultati ottenuti nel corso degli anni - Claudio Velardi e Fabrizio Rondolino stanno riuscendo a far passare ogni tanto sui giornali la loro creatura, il sito di retroscena politico The Front page.
Certo, paradossale che per presentare un blog che sostanzialmente prova a seguire le piste di Dagospia abbiano dovuto prendere le distanze dall'informazione politica come gossip... Per poi fare sostanzialmente la stessa cosa (vedasi scontro con Fini, sul quale la coppia ipotizzava che circolassero fotografie compromettenti).
E altrettanto paradossale che, per esistere veramente sulla rete, tutti abbiano ancora bisogno di esistere... sui giornali. Una lezione interessante.
Chi non si pone minimamente questo problema è quest'altro nuovo blog: Nomfup.
È uscito sul web senza farsi pubblicità, lavora secondo criteri rigorosamente web, non dichiara neanche chi ne sia l'effettivo autore dicendosi prodotto collettivo.
Secondo me è il luogo migliore che possiate trovare adesso se siete maniaci di comunicazione politica, spin doctors, manipolazione delle notizie, marketing elettorale eccetera eccetera.
Nomfup? Che cosa significa? Beh allora non siete ancora così maniaci. Nomfup è un acronimo gergale che corrisponde a Not my fucking problem, il marchio di fabbrica di Malcom Tucker. E Tucker è il pazzoide, geniale, odioso, isterico, violento protagonista di The Thick of it, la serie televisiva della Bbc che secondo me ha surclassato perfino The West Wing, e il dio dei seriali mi perdoni l'eresia. Date un'occhiata qui sul Guardian e capirete perché Tucker è su un altro pianeta, sarebbe d'accordo anche Velardi.
Tucker (l'attore è Peter Capaldi, e se siete invece quei maniaci lì vi divertirete a ritrovarlo qui da giovane) è modellato su Alastair Campbell, lo spin doctor che ha condotto alla gloria e alla rovina Tony Blair.
Un eroe, per noialtri.
A proposito, ecco che cosa pensa Ali di Thick of it o meglio della sua espansione filmica In the Loop, sempre del regista italo-scozzese Armando Iannucci. Non gli piace proprio.
In verità lui (pardon, Tucker) direbbe solo fuck off.


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15 gennaio 2010
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avatar
Avatar, cambia la storia del cinema
Alla terza anteprima, insieme a mio figlio, ho visto passare ieri sera un episodio della storia del cinema.
Di Avatar che arriva stasera nelle sale s'è già detto e scritto tanto, non ho titoli per aggiungere chissà cosa. Mi pare chiaro però che ci sarà un prima e un dopo Avatar, nel senso che fare film di questo tipo - spettacolari, grandiosi, epici, effetti speciali... - non potrà più essere la stessa cosa.
L'esperienza del 3D a questo livello di sofisticazione è obiettivamente imperdibile. Pare di poter prendere con le mani le medusine bianche che volano, i pezzi di cenere che cadono dal grande incendio, sembra che i proiettili stiano arrivando davvero, che il cagnone nero ti pianti le zanne nelle caviglie.
Ok, la storia del popolo blu minacciato dai colonialisti yankee è quella che è. Siamo a Balla coi lupi mischiato a Terminator mischiato ad Alien (c'è pure Sigourney Weaver) mischiato a qualsiasi film progressista di indiani e giacche azzurre possiate immaginare. New age e Al Gore contro il colonnello Kilgore e i suoi elicotteri di Apocalypse now. Ma l'importante è che funzioni almeno un po', e funziona quel tanto che basta a sostenere l'essenziale, cioè la tecnica totalmente innovativa.
Se poi per voi tutto è politica, leggete qui come sta messa male la destra americana, che è riuscita a mettersi contro (per motivi religiosi e per antipatia verso gli ambientalisti) il film campione planetario degli incassi.
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8 dicembre 2009
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Flash forward preme lo stop
Io spero che lo stop deciso dalla Abc fino a marzo 2010 sia soltanto momentaneo. Che sia vera - nonostante la palese inverosimiglianza - la motivazione di evitare la concomitanza delle prossime puntate, previste per gennaio, con le Olimpiadi invernali di Vancouver.
Perché se invece Flash Forward finisse qui, dopo una partenza col botto, paragoni (anche giustificati) con Lost e un successivo calo di ascolti, per me confesso sarebbe davvero un brutto colpo.
Non per altro, ma mi ero immedesimato, cioè avevo accettato il contratto proposto da qualsiasi creatore di serie: entra nel meccanismo, faremo di tutto per coinvolgerti e drogarti un po'. E infatti adesso non vorrei rimanere senza la risposta alla domanda chiave: si può cambiare il corso di un destino che già si conosce alla perfezione (addirittura per averlo visto con i nostri propri occhi, sia pure per pochi istanti), e non noi da soli ma in condivisione con il collega di lavoro, la moglie, l'amante e tutta la popolazione del pianeta?
Per fortuna, come appunto capita nel mondo interconnesso, non sono solo a preoccuparmi. Anzi, tutto sommato non sono neanche così «freakin' furious» come Maryann Johanson.
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26 novembre 2009
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La caduta di Demi
Mi è sempre piaciuta molto. E mi piacerà ancora. Ma questa copertina contraffatta di WMagazine segna la rottura definitiva fra me e Demi Moore. Mettere la propria testa sopra il corpo di una modella di 26 anni significa arrendersi e rinunciare alla più forte delle attrattive per una donna dopo i quaranta: stravincere con quello che si ha, qualsiasi cosa sia. E lei, a 47 anni, ne avrebbe molte più di tante altre, senza questi trucchetti da photoshop...


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6 novembre 2009
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u2 berlino
One band, one song, one city. One
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19 ottobre 2009
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primarie pd zoro
«'o senti er fiato sur collo del sorpasso?»
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23 settembre 2009
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Giornale radio, ieri 29 settembre...
Quel caffè c'era davvero, e io colpevolmente non l'ho mai saputo. Per forza, di Modena e dell'Emilia tutta adoravo le ragazze (lo faccio tuttora), ma non ci andavo praticamente mai...
Ora leggo qui sulla Stampa che a Modena hanno deciso che quel caffé, e quella canzone dell'Equipe 84, meritano di avere dedicati una serata e anche una targa in piazza. Fanno proprio bene. Però diamine non sono mai riuscito a canticchiare per bene quel pezzetto, come si fa da soli a sdoppiarsi fra «non pensavo a te» e «Giornale radio, ieri 29 settembre...»?


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16 settembre 2009
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Point Break, the best of Swayze
Per me ha ragione Joe Queenan sul Guardian: quello di Point Break è il miglior Patrick Swayze di sempre. Anno 1991, Kathryn Bigelow regista, Keanu Reeves poliziotto sotto copertura e Swayze mascalzone filosofo, surf paracadutismo e adrenalina a go-go.


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8 settembre 2009
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Addio Mike
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25 agosto 2009
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Su Raitre e Tg3 si decida subito
Ci aggreghiamo alla compagnia più eterogenea che ci sia. Ignazio Marino, Beppe Giulietti, Maurizio Gasparri, per citare i più recenti. Come loro, chiediamo che la decisione sui direttori di Raitre e Tg3 venga presa dal consiglio d’amministrazione di viale Mazzini subito, appena rientrati dalle ferie. Sicuramente senza aspettare non diciamo l’esito del congresso del Pd, ma neanche il prossimo sondaggio su chi sia in testa tra Franceschini e Bersani.
È inaccettabile che la storia della lottizzazione Rai, già abbastanza ingloriosa anche per la sinistra, si arricchisca di questo ulteriore capitolo. E che il Pd, dopo tante belle parole sul rinnovamento della politica, possa esserne protagonista.
Intendiamoci, le responsabilità vanno attribuite con precisione. E qui purtroppo, di nuovo, il direttore generale torna a macchiare il curriculum di civil servant. Mauro Masi si è fatto travolgere dal suo stesso metodo, e dopo aver condotto in porto in maniera indecorosa le nomine ordinategli da Berlusconi, per rimediare non ha creduto meglio che mettersi a disposizione del Pd per fare altrettanto nelle sfere aziendali “di competenza” dell’opposizione.
Franceschini gli rispose per telefono appena nominato segretario: non rivolgerti mai al partito, decideranno i consiglieri d’amministrazione designati. Bersani (visto il rischio di finire invischiato in una partita che non è neanche la sua) ha ripetuto cose simili tre giorni fa. Masi fa l’indignato e sostiene che comunque farà le sue proposte in autonomia: la credibilità di una simile dichiarazione, dalla riunione di palazzo Grazioli in avanti, vale meno della carta su cui è scritta. D’Alema, al solito indagato numero uno per qualsiasi nequizia, non permetterà di essere associato alla vicenda. Del resto nessuno del Pd ha lasciato tracce visibili in questo presunto tentativo di scasso.
C’è un modo solo perché tutti – il Pd, la Rai, Masi, i giornalisti coinvolti – ne escano con dignità: ignorare i tempi della politica. I due consiglieri di nomina Pd sono per la riconferma di Ruffini e Di Bella, ma in viale Mazzini sono Masi a proporre e la maggioranza di centrodestra a disporre: se ritengono di fare altre scelte, le facciano ora e se ne assumano la responsabilità.

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