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Politica
3 marzo 2009
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No, al Pd non serve un Mourinho
Per prima cosa, l’hanno invocato come salvatore del Pd. Il che, vista la sorte degli ultimi chiamati a furor di popolo in quella funzione, non è un grande augurio per Josè Mourinho. Poi l’hanno paragonato a D’Alema, e in effetti i due hanno punti in comune (superato l’insuperabile ostacolo della fede romanista di D’Alema). Una discreta autostima, il culto della professionalità e soprattutto il concetto che Mourinho ha espresso ieri nella più memorabile (forse l’ultima) delle sue conferenze stampa: il disprezzo per i giornalisti.
Le profferte di adozione democratica non sono una bizzarria. Nei giorni scorso già il Foglio aveva tentato di far suo l’allenatore dell’Inter come meritevole erede di Berlusconi. Insomma, l’uomo forte che non la manda a dire e rompe gli schemi e le scatole pare essere il modello preferito dalla politica, e nel ruolo nessuno è meglio del Mourinho che ieri in dieci minuti ha mandato per aria (a parole) il sistema del calcio italiano.
L’entusiasmo per il cattivo geniale non è una novità, e quanto a Number One già l’Inghilterra ha provato i brividi della sua temerarietà. Sono stati strapazzati allenatori ben più vincenti di Spalletti e Ranieri, come Wenger e soprattutto sir Alex Ferguson (di cui si attende vendetta). Il sistema italiano provvederà a isolare ed espellere l’alieno che smonta il teatrino semplicemente ricordando che il calcio è pagato per sopportare le domande stupide dei giornalisti.
Rimane l’infatuazione della politica per l’uomo duro, schietto e vincente. Duro può darsi. Se la schiettezza si misura dalla capacità di riconoscere i propri errori, né Mou né Berlusconi (D’Alema così così) sono dei campioni. Quanto al vincente: Berlusconi è un vincente che a tratti gioca anche bene. Mourinho è un vincente che gioca male, e comunque fin qui non ha fatto meglio del suo predecessore dai nervi fragili. D’Alema è un vincente come tutti i suoi compagni di ventura, cioè poco, gioca bene ma è discontinuo. Il Pd, in definitiva, con uno duro e schietto ci farebbe poco e non potrebbe permetterselo: gli basta vincente anche se buono e silente. Uno tipo Ancelotti. Che di Mourinho parla la metà, ha vinto il doppio, è simpatico il triplo e sa come far soffrire Berlusconi.

(da Europa)
permalink | inviato da stefano menichini il 3/3/2009 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


Magica
3 marzo 2009
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La bomba di Mou
Volevate una bomba, vi mancavano le polemiche nel mondo del calcio? Eccovi serviti, con questo Mourinho di oggi ci campiamo fino a settembre prossimo.

''A me non piace la prostituzione intellettuale, a me piace l'onestà intellettuale. Mi sembra che negli ultimi giorni ci sia una grandissima manipolazione intellettuale, un grande lavoro organizzato per cambiare l'opinione pubblica per un mondo che non è il mio''. Josè Mourinho si siede, si infervora, e dopo un monologo rovente si alza e se ne va.
Il tecnico dell'Inter si infervora per replicare alle polemiche nate dopo il 3-3 di domenica scorsa contro la Roma, in particolare per il rigore che ha permesso all'Inter di tornare in partita nel secondo tempo. "Negli ultimi due giorni - ha detto l'allenatore portoghese - non si è parlato della Roma che ha grandissimi giocatori, ma che finirà la stagione con zero titoli. Non si è parlato del Milan che ha 11 punti meno di noi e chiuderà la stagione con zero titoli. Non si è parlato della Juve che ha conquistato tanti punti con errori arbitrali".
E ancora: ''Abbiamo vinto solo una partita con un errore arbitrale, a Siena. Ranieri? Se è al fianco di Spalletti, io sono al fianco di tutti gli allenatori che hanno perso punti contro la Juve per errori arbitrali. Mi sento vicino a Prandelli, a Del Neri, a Zenga. Io sono andato davanti alle telecamere per dire che la mia squadra ha vinto a Siena con un errore dell'arbitro. Il giorno dopo l'allenatore di una squadra con la maglia bianco e nera, che guarda le partite dell'Inter, è andato in televisione e ha ammesso di aver segnato un gol in fuorigioco... che bravo...".
Nella prossima giornata di campionato, Roma e Juventus affronteranno Udinese e Torino. "Sono accanto a Marino e Novellino", dice Mourinho riferendosi agli allenatori dei friulani e dei granata. "Si avvicina il giorno dello scandalo. Mancano 91 giorni, poi me ne vado in vacanza. Per 91 giorni sono capace di fare una conferenza stampa medioevale. Io parlo con la stampa perché sono obbligato. Spalletti parla prima della partita, parla durante l'intervallo e parla dopo la partita: è 'primetime', è amico di tutti. Io non sono così".


(da Repubblica.it)
permalink | inviato da stefano menichini il 3/3/2009 alle 14:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0)


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